mercoledì 27 agosto 2014
Web vs Tv
E' interessante come l'informazione possa essere propagandata alle persone. Una volta c'erano soltanto le tv e tutto quello che si vedeva in televisione veniva considerato vero.
Ora invece è il tempo dell'informazione via internet e soprattutto dell'informazione tramite pagine facebook. La convenienza a livello economico è un dato di fatto, non costa a differenza della tv.
Un altra differenza sta nel fatto che una pagina è libera di dire ciò che vuole mentre un telegiornare in tv poichè la tv appartiene ai partiti e soggetto a mistificare la realtà e a renderla vantaggiosa per il sistema politico italiano.
Un esempio pratico sta nell'informazione data da alcune pagine , quella dei 99 posse , Vittorio Arrigoni e l'informazione dei media italiani e soprattutto i giornali.
L'informazione dei giornali e delle tv risultava spesso non coerente con la realtà. Davano la colpa delle morti quasi sempre ad Hamas. Raramente ho sentito in tv che la tregua è finita a causa dello stato sionista.
L'informazione delle pagina facebook elencate è stata in tempo reale e soprattutto documentata nei minimi particolari. Con un pubblico molto vasto hanno dato un gran sostegno alla sopravvivenza dell'informazione vera . Buffo pensare che un gruppo musicale e alcuni attivisti che gestiscono la pagina di Vittorio Arrigoni diano informazioni più dettagliate e veritiere rispetto agli organi di informazioni nazionali italiani.
Lo stato ha sottovalutato la potenza mediatica che può avere una pagina facebook con tantissimi fans. La tv ormai è diventata spazzatura.
A dimostrarlo è il video mandato in onda per giorni riguardo la decapitazione del giornalista americano da parte dell'ISIS. In tv hanno creduto alle parole dei giornalisti ma sul web c'è stata una dettagliata analisi del video e quasi tutti hanno confermato che il video è un false flag.
Questo ormai è il tempo della verità su INTERNET.
Ma attenzione alle informazioni, anche su internet potrebbero essere false.
Pensare con la propria testa è sempre un vantaggio.
sabato 23 agosto 2014
Ice Bucket Challenge for GAZA
Ice Bucket Challenge ormai è una sfida a secchiate di acqua gelata per raccogliere i fondi per la ricerca sulla SLA.
Gli sfidanti sono per lo più vip , da Marco Materazzi a Bill Gates , da Valentino Rossi a Vin Diesel , insomma lo stanno facendo veramente tutti ma...
Molti ormai vedranno soltanto la sfida, non pensano alla malattia , la SLA è una malattia molto seria e non si dovrebbe sdrammatizzarla con questa challenge.
C'è da dire che la raccolta fondi va veramente bene 31,5 milioni di dollari raccolti in circa un mese. Questo vi fa capire che se vogliamo fare qualcosa possiamo ma tutti insieme.
L'unione fa la forza e se ci unissimo per tutti i problemi?
E' praticamente impossibile. Non tutti hanno partecipato a questa challenge consapevoli e informati sulla malattia. Lo hanno fatto con il solo scopo della popolarità.
Ma l'idea di essere cosi uniti per risolvere problemi mi affascina.
Perché non ci uniamo per far finire tutte le guerre??
La potenza mediatica dei vip è cosi forte che potremmo vivere in un mondo migliore
E' davvero impossibile.
L'obbiettività e la dura verità si accendono quando vedi Renzi partecipare alla sfida. Dopo aver assistito alle proteste dei disabili a Montecitorio per giorni ti rendi conto che questa challenge è diventata uno spot pubblicitario.
FREE PALESTINE.
FREE GAZA.
Gli sfidanti sono per lo più vip , da Marco Materazzi a Bill Gates , da Valentino Rossi a Vin Diesel , insomma lo stanno facendo veramente tutti ma...
Molti ormai vedranno soltanto la sfida, non pensano alla malattia , la SLA è una malattia molto seria e non si dovrebbe sdrammatizzarla con questa challenge.
C'è da dire che la raccolta fondi va veramente bene 31,5 milioni di dollari raccolti in circa un mese. Questo vi fa capire che se vogliamo fare qualcosa possiamo ma tutti insieme.
L'unione fa la forza e se ci unissimo per tutti i problemi?
E' praticamente impossibile. Non tutti hanno partecipato a questa challenge consapevoli e informati sulla malattia. Lo hanno fatto con il solo scopo della popolarità.
Ma l'idea di essere cosi uniti per risolvere problemi mi affascina.
Perché non ci uniamo per far finire tutte le guerre??
La potenza mediatica dei vip è cosi forte che potremmo vivere in un mondo migliore
E' davvero impossibile.
L'obbiettività e la dura verità si accendono quando vedi Renzi partecipare alla sfida. Dopo aver assistito alle proteste dei disabili a Montecitorio per giorni ti rendi conto che questa challenge è diventata uno spot pubblicitario.
FREE PALESTINE.
FREE GAZA.
giovedì 21 agosto 2014
False Flag
Questo è il video rallentato della "decapitazione" del giornalista americano:
Ci sono un po' di elementi che non riesco a comprendere:
1) Il giornalista fa un bel discorsetto, da quando ad un uomo è concesso di fare quel discorso prima di essere decapitato?
2)Durante il taglio non fuoriesce sangue.Strano di solito schizza.
3)L'ISIS cosi viene chiamata, per non far impallidire gli occidentali staccano il video proprio durante la decapitazione. Ma quanto sono dolci.
4) E' stranissimo usare tutti questi effetti video per una decapitazione.
Usare questi video per dare un senso al vostro attacco ed avere il consenso popolare è orribile.
NO WAR
FREE PALESTINE
sabato 16 agosto 2014
Alessandro Di Battista : Isis
Bellissimo articolo di Alessandro Di Battista da leggere tutto d'un fiato
Link all'articolo: Isis che fare?
Testo dell'articolo:
"Dagli anni '20 ai '60
A Sèvres, nel 1921, Francia e Gran Bretagna si spartirono i
possedimenti mediorientali dell'ormai decaduto Impero Ottomano.
Alla Francia andarono Libano e Siria, alla GB la Palestina,
la Transgiordania e l'odierno Iraq. I confini vennero segnati utilizzando
matite, righelli e, probabilmente, sotto l'influsso di qualche coppa di
champagne.
Altrimenti come ci si potrebbe spiegare l'invenzione folle
del Regno dell'Iraq, uno stato abitato, oltre che da decine di minoranze, da
tre popolazioni profondamente diverse tra loro: i curdi, gli sciiti e i
sunniti?
La drammatica storia dell'Iraq nasce tutta da qui. Colpi di
stato, spinte autonomiste curde, resistenze sunnite, attentati sciiti, difesa
del controllo petrolifero da parte del Regno Unito, intervento della Germania
nazista. Non si sono fatti mancare nulla fuorché la pace.
La CIA e i colpi di Stato che fanno meno scalpore del
terrorismo
Durante la crisi di Suez Baghdad divenne la principale base
inglese, nel 1958 venne abolita la monarchia e nel 1963, anche in chiave
anti-sovietica, la CIA favorì un colpo di stato per deporre Abd al-Karim Qasim,
l'allora premier iracheno, colpevole di aver approvato una norma che proibiva
l'assegnazione di nuove concessioni petrolifere alle multinazionali straniere.
In Iraq, tra deserto, cammelli e rovine babilonesi accadde quel che già si era
visto all'ombra delle piramidi maya nel 1954 quando Allen Dulles*, direttore
della CIA, armò truppe mercenarie honduregne per buttare giù Jacobo Arbenz, il
Presidente del Guatemala regolarmente eletto, colpevole di voler espropriare le
terre inutilizzate appartenenti alla statunitense United Fruit Company e
distribuirle ai contadini. Risultato? Presidenti fantoccio, guerra civile e
povertà.
Mi domando per quale razza di motivo si provi orrore per il
terrorismo islamico e non per i colpi di stato promossi dalla CIA. Destituire,
solo per osceni interessi economici, un governo regolarmente eletto con la
conseguenza di favorire una guerra civile è meno grave di far esplodere un
aereo in volo?
L'Iraq, come il Guatemala o il Congo RCD hanno avuto il torto
di possedere delle risorse. I poveri hanno il torto di avere ricchezza sotto ai
piedi. Il petrolio iracheno è stato il peggior nemico del popolo iracheno. A
Baghdad nel 1960, tre anni prima della deposizione di Qasim, Iraq, Iran,
Venezuela e Arabia Saudita avevano fondato l'Organizzazione dei Paesi
esportatori di petrolio (OPEC), per contrastare lo strapotere delle “7
sorelle”, le principali compagnie petrolifere mondiali così chiamate da Enrico
Mattei, il Presidente dell'ENI di quegli anni.
Mattei e la sovranità nazionale in Medio Oriente
Una digressione su Mattei è d'obbligo, se non altro per
capire quanto, dall'invenzione del “profitto ad ogni costo”, ogni industriale,
stato sovrano o partito politico si sia messo contro il capitalismo
internazionale abbia fatto una brutta fine. E' successo a brave persone e a
delinquenti, a politici democratici e a dittatori sanguinari difesi fino a che
lo spargimento di sangue dei quali erano responsabili non avesse intaccato gli
interessi del grande capitale. Mattei, dopo aver concluso importanti affari con
l'Iran, si stata avvicinando a Qasim quest'ultimo alla ricerca di un nuovo
partner commerciale che gli garantisse maggiori introiti di quelli concessi
dagli inglesi. La sacrosanta ricerca di sovranità economica, politica ed
energetica da parte di alcuni paesi mediorientali era ben vista da Mattei il
quale, mosso da una intraprendenza tipicamente italiana e dall'ambizione di
fare gli interessi dello Stato, ne scorgeva un'opportunità imperdibile.
Quando nel 1961 il Regno Unito concesse l'indipendenza al
Kuwait Mattei fiutò l'affare. Baghdad ha sempre ritenuto il Kuwait parte del
suo territorio e quando la GB lo proclamò stato sovrano Qasim si indignò per lo
smacco subito convincendosi della necessità di trovare nuovi paesi con cui
concludere affari**. Mattei e Qasim, nonostante il primo ministro Fanfani e il
ministro degli esteri Segni negarono qualsiasi coinvolgimento italiano,
iniziarono una serie di trattative e, sembra, che dei tecnici ENI si recarono
in Iraq. Quel che è certo è che le 7 sorelle sono come i fili della luce: “se
li tocchi muori”. Tre mesi e mezzo prima che Qasim, con il beneplacito della
CIA, venisse trucidato a Baghdad, Mattei esplode in aria con il suo aereo
privato. I mandanti e gli esecutori del suo assassinio sono ancora ignoti
tuttavia è bene ricordare che Tommaso Buscetta, il pentito che descrisse per
filo e per segno la struttura di “Cosa Nostra” a Giovanni Falcone, dichiarò che
Mattei venne ucciso dalla mafia per fare “un favore agli stranieri” e che Mauro
De Mauro, il giornalista che stava indagando sulla morte di Mattei, venne
rapito e ucciso da Mimmo Teresi su ordine di Stefano Bontade***.
Il futuro è nero, come l'oro che fa scorrere il sangue
In “La verità nascosta sul petrolio” Eric Laurent scrive:
“Il mondo del petrolio è dello stesso colore del liquido tanto ricercato: nero,
come le tendenze più oscure della natura umana. Suscita bramosie, accende
passioni, provoca tradimenti e conflitti omicidi, porta alle manipolazioni più
scandalose”.
“Conflitti omicidi, manipolazioni scandalose, tradimenti”.
Queste parole sembrano descrivere perfettamente la storia dell'Iraq moderno.
Saddam Hussein divenne Presidente della Repubblica irachena
nel 1979 sostituendo Al-Bakr, l'ex-leader del partito Ba'th che qualche anno
prima aveva nazionalizzato l'impresa britannica Iraq Petroleum Company. Saddam,
con l'enorme denaro ricavato dalla vendita di petrolio, cambiò radicalmente il
Paese. Sostituì la legge coranica con dei codici di stampo occidentale, portò la
corrente fino ai villaggi più poveri, fece approvare leggi che garantivano
maggiori diritti alle donne. L'istruzione e la salute divennero gratuite per
tutti. In quegli anni di profonda instabilità regionale il regime di Saddam
divenne un esempio di ordine e sicurezza. Tuttavia tutto questo ebbe un prezzo.
I cristiani non erano un pericolo per il regime e vennero lasciati in pace ma i
curdi, vuoi per le loro spinte autonomiste che per la loro presenza
potenzialmente pericolosa in zone ricche di petrolio, vennero colpiti,
discriminati e spesso trucidati. Lo stesso avvenne agli sciiti che non
abbassavano la testa. Quando Saddam gli riversò contro le armi chimiche
fornitegli dagli USA in chiave anti-iraniana nessuna istituzione statunitense
parlò di genocidio, di diritti umani violati, di terrorismo islamico. Saddam
era ancora un buon amico. L'amichevole stretta di mano tra il leader iracheno e
Donald Rumsfeld, all'epoca inviato speciale di Reagan, dimostra quanto per gli
USA la violenza è un problema a giorni alterni. Negli anni '80 Washington era
preoccupata dall'intraprendenza economica di Teheran e Saddam era un possibile
alleato per contrastare la linea anti-occidentale nata in Iran con la
rivoluzione del '79.
Anni di guerre
Tuttavia, sebbene la Repubblica islamica iraniana fosse
apertamente anti-americana gli USA fornirono armi a Teheran durante la guerra
Iran-Iraq. Il denaro è sempre denaro! Con i proventi della vendita di armi
all'Iran gli USA finanziarono tra l'altro i paramilitari delle Contras che avevano
come obiettivo la destituzione in Nicaragua del governo sandinista regolarmente
eletto.
Ovviamente gli USA (anche l'URSS - la guerra fredda
diventava tiepida se si potevano fare affari assieme) finanziarono
contemporaneamente Saddam. Il sogno dell'industria bellica, una guerra infinita
combattuta da due forze equivalenti, era diventato realtà. Per diversi anni le
potenze occidentali lasciarono Iraq e Iran a scannarsi tra loro. Un milione di
morti dell'epoca non valevano, evidentemente, le migliaia di vittime provocate
dall'avanzata dell'ISIS di questi giorni. Le multinazionali della morte appena
finito di parlare con Saddam alzavano la cornetta e chiamavano Teheran. «Ho
appena venduto all'Iraq 200 carri armati ma a te ti do a un prezzo stracciano
questa batteria anticarro». Le cose cambiarono quando l'esercito iraniano prese
il sopravvento. Teheran stava per espugnare Bassora quando gli USA, sedicenti
cacciatori di armi chimiche in tutto il mondo, inviarono una partita di gas
cianuro a Saddam il quale non perse tempo e lo utilizzò per respingere le
truppe iraniane. Ma si sa, gli USA sono generosi e di gas ne inviarono
parecchio. Saddam pensò bene di utilizzarne la restante parte per gassare
l'intera popolazione curda del villaggio di Halabja ma in occidente nessuno si
strappò le vesti, il dittatore era ancora un buon amico.Saddam divenne un
acerrimo nemico quando invase il Kuwait. Anche in quel caso non furono i morti
o le centinaia di migliaia di profughi a preoccupare i funzionari di Washington
sempre a stretto contatto con Wall Street. La conquista irachena del Kuwait
metteva in pericolo gli interessi economici statunitensi. Una cosa
inaccettabile per chi da anni lavora per il controllo mondiale del petrolio.
L'operazione “Desert Storm” venne lanciata, il Kuwait “liberato” ma Saddam
rimase al suo posto. Un'eccessivo indebolimento dell'Iraq avrebbe favorito
Teheran e questo sarebbe stato intollerabile. I bombardamenti USA causarono
oltre 30.000 bambini morti ma erano “bombe a fin di bene”.
L'11 settembre
L'attentato alle Torri Gemelle fu una panacea per il grande
capitale nordamericano. Forse anche a New York qualcuno “alle 3 e mezza di
mattina rideva dentro il letto” come capitò a quelle merde dopo il terremoto a
L'Aquila. Quei 3.000 morti americani vennero utilizzati come pretesto per
attaccare l'Afghanistan, un paese con delle leggi antitetiche rispetto al
nostro diritto ma che con il terrorismo internazionale non ha mai avuto a che
fare, e l'Iraq. Era ormai tempo di buttare giù Saddam e prendere il pieno
controllo del petrolio iracheno.La vittoria della Nato fece piombare il Paese
in una guerra civile senza precedenti e le fantomatiche armi di distruzione di
massa non vennero mai trovate. Ripeto, Saddam le aveva, ahimè, già utilizzate e
gli USA lo sapevano benissimo. A questo punto mi domando quanto un miliziano
dell'ISIS capace di decapitare con una violenza inaudita un prigioniero sia
così diverso dal Segretario di Stato Colin Powell colui che, mentendo e sapendo
di mentire, mostrò una provetta di antrace fornitagli da chissà chi per
giustificare l'imminente attacco all'Iraq. Una guerra che ha fatto un numero di
morti tra i civili migliaia di volte superiore a quelli provocati dallo Stato
Islamico in queste settimane. La sconfitta del sunnita Saddam Hussein scatenò
la popolazione sciita che covava da anni desideri di vendetta. Attentati alle
reciproche moschee uccisero migliaia di persone. Da quel giorno in Iraq c'è
l'inferno ma i responsabili fanno shopping sulla Fifth Avenue e vacanze alla
Caiman. L'avanzata violenta, sanguinaria, feroce dell'ISIS è soltanto l'ultimo
atto di una guerra innescata dai partiti occidentali costretti a restituire i
favori ottenuti dalle multinazionali degli armamenti durante le campagne
elettorali. Comprare F35 mentre l'Italia muore di fame o bombardare un
villaggio iracheno mettendo in prevenivo i “danni collaterali” sono azioni
criminali che hanno la stessa matrice: il primato del profitto sulla politica.
Cosa fare adesso?
L'ISIS avanza, conquista città importanti e minaccia
migliaia di cristiani. In tutto ciò l'esercito iracheno, creato e addestrato
anche con i soldi dei contribuenti italiani, si è liquefatto come neve al sole
dimostrando, se ancora ve ne fosse bisogno, il totale fallimento del progetto
made in USA che noi abbiamo sposato senza diritto di parola. E' evidente che la
comunità internazionale e l'Italia debbano prendere una posizione. Se non è
semplice scegliere cosa fare, anche se delle idee logiche già esistono, è
elementare capire quel che non si debba più fare.
1) Innanzitutto occorre mettere in discussione, una volta
per tutte, la leadership nordamericana. Gli USA non ne hanno azzeccata una in
Medio Oriente. Hanno portato morte, instabilità e povertà. Hanno dichiarato
guerra al terrorismo e il risultato che hanno ottenuto è stato il moltiplicarsi
del fenomeno stesso. A Roma, nel 2003, manifestammo contro l'intervento
militare italiano in Iraq. Uno degli slogan era “se uccidi un terrorista ne
nascono altri 100”. Siamo stati profeti anche se non ci voleva un genio per
capirlo. Pensare di fermare la guerra in atto in Iraq armando i curdi è una
follia che non credo che una persona intelligente come il Ministro Mogherini
possa davvero pensare. Evidentemente le pressioni che ha subito in queste
settimane e il desiderio che ha di occupare la poltrona di Ministro degli
esteri della Commissione europea, l'hanno spinta ad avallare le posizioni di
Obama e degli USA ormai autoproclamatisi, in barba al diritto internazionale,
poliziotti del mondo. Loro, proprio loro, che hanno sostenuto colpi di stato in
tutto il pianeta, venduto armi a dozzine di dittatori, loro che hanno
impoverito mezzo mondo, loro che, da soli, utilizzano oltre il 50% delle
risorse mondiali. Loro che hanno invaso Iraq e Afghanistan con il pretesto di
distruggere le “cellule del terrore” ma che hanno soltanto progettato
oleodotti, costruito a Baghdad la più grande ambasciata USA del mondo ed
esportato, oltre alla loro democrazia, 25.000 contractors in Iraq, uomini e
donne armati di 24ore che lavorano in tutti i campi, dalle armi al petrolio
passando per la vendita di ambulanze. La guerra è davvero una meraviglia per le
tasche di qualcuno.
2) L'Italia, ora che ne ha le possibilità, dovrebbe spingere
affinché la UE promuova una conferenza di pace mondiale sul Medio Oriente alla
quale partecipino i paesi dell'ALBA, della Lega araba, l'Iran, inserito
stupidamente da Bush nell'asse del male e soprattutto la Russia un attore
fondamentale che l'UE intende delegittimare andando contro i propri interessi
per obbedire a Washington e sottoscrivere il TTIP il prima possibile. Essere
alleati degli USA non significa essere sudditi, prima di applicare sanzioni
economiche a Mosca, sanzioni che colpiscono più le imprese italiane che quelle
russe, si dovrebbero pretendere le prove del coinvolgimento di Putin
nell'abbattimento dell'aereo malese. Non dovrebbe bastare la parola di
Washington, soprattuto alla luce delle menzogne dette sull'Iraq.
3) L'Italia dovrebbe promuovere una moratoria internazionale
sulla vendita delle armi. Se vuoi la pace la smetti di lucrare sugli armamenti.
«L'economia ne risentirebbe» sostiene qualcuno. Balle! Criminalità, povertà e
immigrazione sono il frutto della guerra e la guerra si alimenta di sangue e di
armi. Nel 2012 la Lockheed Martin, quella degli F35, ha incassato 44,8 miliardi
di dollari, più del PIL dell'Etiopia, del Libano, del Kenya, del Ghana o della
Tunisia. Chi si scandalizza dei crimini dell'ISIS è lo stesso che lo arma o,
quanto meno, che lo ha armato. «Armiamo i curdi» sostiene la Mogherini. Chi ci
dice che una volta vinta la guerra i curdi non utilizzeranno quelle armi sui
civili sunniti? In fondo non è già successo con Saddam, con i signori della
guerra in Afghanistan o in Libia dove la geniale linea franco-americana che
l'Italia ha colpevolmente assecondato, ha eliminato dalla scena Gheddafi
facendo cadere il Paese in un caos totale?
4) L'Italia dovrebbe trattare il terrorismo come il cancro.
Il cancro si combatte eliminandone le cause non occupandosi esclusivamente
degli effetti. Altrimenti se da un lato riduci la mortalità relativa da un
altro la crescita del numero di malati fa aumentare ogni anno i decessi. E'
logico! Vanno affrontate le cause. Si condanna in Nigeria Boko Haram ma si tace
di fronte ai fenomeni di corruzione promossi da ENI che impoveriscono i
nigeriani dando benzina alle lotte violente dei fondamentalisti.
5) L'Italia dovrebbe porre all'attenzione della comunità
internazionale un problema che va risolto una volta per tutte: i confini degli
stati. Non sta scritto da nessuna parta che popolazioni diverse debbano vivere
sotto la stessa bandiera. Occorre, finalmente, trovare il coraggio di
riflettere su un nuovo principio organizzativo. Troppi confini sono stati
tracciati a tavolino con il righello dalle potenze coloniali del '900.
L'obiettivo politico (parlo dell'obiettivo politico non delle assurde violenze
commesse) dell'ISIS, ovvero la messa in discussione di alcuni stati-nazione
imposti dall'occidente dopo la I guerra mondiale ha una sua logica. Il processo
di nascita di nuove realtà su base etnica è inarrestabile sia in Medio Oriente
che in Europa. Bisogna prenderne atto e, assieme a tutti gli attori coinvolti,
trovare nuove e coraggiose soluzioni.
6) Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un
soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione. Questo è un
punto complesso ma decisivo. Nell'era dei droni e del totale squilibrio degli
armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si
ribella. E' triste ma è una realtà. Se a bombardare il mio villaggio è un aereo
telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le
tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi
saltare in aria in una metropolitana. Non sto ne giustificando né approvando,
lungi da me. Sto provando a capire. Per la sua natura di soggetto che risponde
ad un'azione violenta subita il terrorista non lo sconfiggi mandando più droni,
ma elevandolo ad interlocutore. Compito difficile ma necessario, altrimenti non
si farà altro che far crescere il fenomeno.
7) Occorre legare indissolubilmente il terrorismo
all'ingiustizia sociale. Il fatto che in Africa nera la prima causa di morte
per i bambini sotto i 5 anni sia la diarrea ha qualcosa a che fare con
l'insicurezza mondiale o con il terrorismo di Boko Haram? Il fatto che Gaza sia
un lager ha a che fare con la scelta della lotta armata da parte di Hamas?
8) L'Italia dovrebbe cominciare a pensare alla costruzione
di una società post-petrolifera. Il petrolio è la causa della stragrande
maggioranza delle morti del XX e XXI secolo. Costruire una società
post-petrolifera richiederà 40 anni forse ma prima cominci prima finisci. Non
devi aspettare che il petrolio finisca. Come disse Beppe Grillo in uno dei suoi
spettacoli illuminanti: «L'energia è la civiltà. Lasciarla in mano ai
piromani/petrolieri è criminale. Perché aspettare che finisca il petrolio?
L’età della pietra non è mica finita per mancanza di pietre»." Alessadro
Di Battista
Note:
*Allen Dulle, famoso per aver preso parte alla “Commissione
Warren”, la commissione presidenziale sull'assassinio di JFK, fu
contemporaneamente direttore della CIA e avvocato delle United Fruit Company,
l'attuale Chiquita. Qualche mese prima di aver sostenuto il colpo di stato ai
danni di Arbenz si era macchiato della stessa vergogna in Iran. Sotto la sua
direzione, infatti, venne lanciata l'Operazione Ajax per sovvertire il governo
presieduto da Mohammad Mossadeq, anch'egli colpevole di aver nazionalizzato
l'industria petrolifera il che avrebbe garantito introiti per il popolo
iraniano e non più per le imprese anglo-americane.
**Anche in quest'ottica va letta l'invasione del Kuwait da
parte di Saddam. Non si è trattato di un capriccio di un pazzo.
***Bontade e Teresi sono i due mafiosi che stipularono il
“patto di non-aggressione” con Silvio Berlusconi grazie all'intermediazione
criminale di Dell'Utri.
sabato 9 agosto 2014
Il Senato conferma l'esistenza delle scie chimiche
Questo non è il solito articolo "complottista". Le scie chimiche esistono e la prova è un documento del senato : Legislatura 14 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-00452
Ecco il testo:
Atto n. 3-00452
Pubblicato il 14 maggio 2002
Seduta n. 170
BONATESTA, BONGIORNO, PACE. - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio, delle politiche agricole e forestali e delle infrastrutture e dei trasporti. -
Premesso:
che
l’attuale situazione di carenza di risorse idriche – come universalmente
riconosciuto – trae origine soprattutto dalle variazioni climatiche che hanno
interessato e presumibilmente continueranno ad interessare l’Italia ed altri
Paesi;
che
la situazione è particolarmente grave nell’Italia meridionale dove
la quantità delle precipitazioni negli ultimi anni è stata
inferiore di circa il 30 per cento rispetto alla media trentennale 1930-1960;
che
il governo Berlusconi si è preoccupato della situazione costituendo
presso il Ministero dell’ambiente e per la tutela del territorio un Comitato
di Ministri (Ambiente, Politiche agricole e Infrastrutture) con lo scopo
di superare l’emergenza idrica e per avviare un «progetto acqua»,
diretto soprattutto all’Italia meridionale;
che
tale Comitato, come detto in un comunicato del 3 maggio 2002, avvierà,
tra l’altro, «un serio programma di attivazione della pioggia»;
che
esistono in Italia esperienze in materia di stimolazione artificiale della
pioggia dovute alla Tecnagro (Associazione per le innovazioni tecnologiche,
l’agricoltura e l’ambiente) con il suo «progetto pioggia» quasi
ventennale. Questa tecnologia, della quale Israele è maestro, era
stata importata in Italia nel 1985 ed era stata esplicitamente indicata nelle
conclusioni di un’indagine conoscitiva del Senato della Repubblica sull’acqua;
era stata il cuore del Convegno mondiale delle Nazioni Unite affidato alla
Tecnagro e svoltosi a Paestum (Salerno) nel 1994; era chiaramente indicata
nella fondamentale legge Galli (5 gennaio 1994, n. 36), realizzata in pratica
con due centri fissi ed uno mobile della Tecnagro per la stimolazione della
pioggia (Puglia, Sicilia e Sardegna) con piccoli aerei attrezzati e tecnici
capaci;
che
questo è il primo ed unico sforzo organico e continuativo, che si
è avvalso in pieno della collaborazione degli israeliani, avviato
nel 1984 dalla Tecnagro la quale, impegnata a fondo nella ricerca di soluzioni
alla problematica dell’acqua per l’agricoltura del Mezzogiorno, da allora
ha studiato, sperimentato ed attuato in varie regioni meridionali il ricordato
«progetto pioggia»;
che
si tratta in sostanza di un progetto volto a trasferire le tecnologie israeliane
di stimolazione della pioggia nel Sud dell’Italia, adattandole e mettendole
a punto in relazione alle situazioni del paese, nato per l’impulso iniziale
della regione Puglia, esteso poi alla Sicilia, Sardegna e Basilicata, divenuto
di interesse nazionale e pertanto cofinanziato dal Ministero;
che
il progetto è divenuto gradualmente una delle più importanti
iniziative a livello mondiale e purtroppo si è bloccato in Italia
a causa di azioni motivate da interessi particolari o da colpevole trascuratezza,
togliendo al Paese la possibilità di avvalersi su vasta scala di quanto
messo a punto e quindi di disporre di grandi quantità di precipitazioni
in più nel Mezzogiorno;
che
l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) seguiva fin dall’inizio il
progetto con grande interesse, perché era il primo caso (ad oggi l’unico)
di applicazione organica della tecnologia israeliana – che l’OMM valutava
essere la migliore – al di fuori dell’ambiente, in fondo limitato, di Israele;
che
l’anno 1995 costituiva però un vero «spartiacque» per
il progetto pioggia italiano che veniva bloccato dai politici, togliendogli
ogni possibilità di farlo diventare una normale attività operativa
almeno nel Mezzogiorno d’Italia e quindi di fornire in questi anni qualche
miliardo di metri cubi di pioggia in più;
che
la Tecnagro – a sue spese – continuava in Italia nell’attività di
analisi e ricerche sui dati, nella manutenzione dei centri radar, nella sequenza
ininterrotta di incontri e nell’organizzazione di convegni con appelli rivolti
in particolare ai politici di turno a livello nazionale «con l’incredibile
disinteresse», come denunciato in un volume di documentazione dal Presidente
della Tecnagro Massimo Bartolelli, «del Ministero dell’ambiente e l’ostilità
degli ultimi 4-5 Ministri dell’agricoltura»,
gli interroganti,
con particolare riferimento alla attivazione dell’annunciato «serio
programma nazionale per la stimolazione delle precipitazioni», chiedono
di sapere se il Comitato dei Ministri intenda avvalersi delle esperienze
e dei risultati ottenuti dalla Tecnagro con il suo «progetto pioggia»
e portare così a conclusione una iniziativa meritoria e indispensabile
per l’agricoltura meridionale.
Le scie chimiche esistono da notare il passo seguente: "Questa tecnologia, della quale Israele è maestro"
lunedì 4 agosto 2014
Nemico Comune
Quando l'umanità avrà una minaccia esterna smetterà di farsi la guerra e tutti si uniranno.
Ma questo è il presente.
ISRAELE è UNO STATO CHE STA COMMETTENDO UN GENOCIDIO E CON LUI TUTTI GLI STATI CHE LO SOSTENGONO O SI ASTENGONO NEL GIUDICARE LE LORO AZIONI , ITALIA COMPRESA.
"Con quale coraggio ci venite a raccontare di dolore, strazio, nell'assistere a queste scene quando poi il 23 luglio vi siete astenuti sulla risoluzione che chiedeva una commissione di inchiesta indipendente per indagare su tutte le violazioni del diritto internazionale e del diritto umanitario da parte del governo Israeliano" ,
IL GOVERNO ITALIANO il quale è soltanto un branco di burattini non prende posizione....CODARDI
Quante vite abbiamo sulla coscienza? Ma ci pesano?


















Ma questo è il presente.
ISRAELE è UNO STATO CHE STA COMMETTENDO UN GENOCIDIO E CON LUI TUTTI GLI STATI CHE LO SOSTENGONO O SI ASTENGONO NEL GIUDICARE LE LORO AZIONI , ITALIA COMPRESA.
"Con quale coraggio ci venite a raccontare di dolore, strazio, nell'assistere a queste scene quando poi il 23 luglio vi siete astenuti sulla risoluzione che chiedeva una commissione di inchiesta indipendente per indagare su tutte le violazioni del diritto internazionale e del diritto umanitario da parte del governo Israeliano" ,
IL GOVERNO ITALIANO il quale è soltanto un branco di burattini non prende posizione....CODARDI
Quante vite abbiamo sulla coscienza? Ma ci pesano?


















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